venerdì 27 novembre 2015

ALICE IN THE WONDERLAND COMPIE 150 ANNI

Origini e curiosità

Il capolavoro “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” venne pubblicato e distribuito nelle librerie per la prima volta il 26 Novembre 1865 grazie all’editore inglese MacMillan & Co. Creata da Lewis Carrol, nei suoi 150 anni di vita, l’opera è conosciuta a livello mondiale e viene addirittura letta anche nelle università.
Ecco alcune curiosità che non tutti sanno sul capolavoro della letteratura gotica:
1. Il vero nome di Lewis Carrol è, in realtà, Charles Lutwidge Dodgson ed era un insegnante di matematica, oltreché un logico, alla Christ Crouch di Oxford, nella quale insegnò per ben 26 anni.
2. Esistono solo 20 prime edizioni del manoscritto. La copia originale è conservata al British Museum di Londra.
3. Carrol realizzò anche una versione illustrata di Alice per bambini più piccoli, da 0 a 5 anni.
4. Il primo film di “Alice nel paese delle meraviglie” era un corto della durata di 12 minuti del 1903 realizzato da Cecil Hepworth e Percy Stowe, rispettivamente produttore e direttore britannici di piccoli film.
5. Lewis Carrol è stato anche l’ideatore della prima versione dello “Scrabble”, il nostro Scarabeo.
6. Il libro venne bandito dal governo in Cina perché era all’epoca era inammissibile che gli animali parlassero la lingua umana.
7. Il titolo iniziale dell’opera era “Alice’s Adventures Under Ground” , ossia “Le avventure di Alice nel Sotto Suolo”, cambiato poi dall’autore poco prima della pubblicazione, scartando “Alice’s Hour in Elfland” e “Alice Among the Fairies”.
8. Il personaggio di Alice è realmente esistito: la bambina di cui Carrol parla nel libro era la figlia del direttore della scuola in cui insegnava, ma non era bionda, bensì castana. Si chiamava Alice Lidell.
9. La regina Vittoria amò così tanto il libro che chiese a Lewis Carrol di dedicarle il successivo. Sfortunatamente si trattò di un misero libro di matematica.
10. Nella versione autentica della storia, quella che lo scrittore regalò ad Alice Lidel, il Cappellaio Matto e lo Stregatto non erano menzionati ma furono aggiunti solo in seguito, poco prima di mandare l’opera in stampa.
11. I romanzi in realtà erano due: “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”. Le origini dei due romanzi si fondono nella celebre leggenda della gita in barca in un mattino di sole, ispiratore anche del prologo dell’opera vera e propria.





Alice nei film
I film sul capolavoro di Alice sono numerosi e, come abbiamo detto, partono dai primi del Novecento. In particolare Walt Disney aveva letto i romanzi di Carroll in età scolare, da bambino, come molti suoi coetanei; la storia di Alice e del favoloso mondo in cui si ritrova lo colpirono profondamente, tanto che uno dei suoi primi corti, creato nel 1923, era basato proprio su quelle storie e l’episodio divenne il primo di una serie, interrotta poi nel 1927. La vicenda continuò ad ammaliarlo e iniziò a produrla nel 1938, in seguito al grandioso successo ottenuto con “Biancaneve e i sette nani”, ma temeva che lo stile del film sarebbe stato troppo simile ai disegni originali; quindi interruppe i lavori per riprenderli solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. I disegni di Mary Blair, famosa artista statunitense, colpirono molto Disney e il film nacque grazie a un’unione delle vicende dei due romanzi, dai quali venne estrapolato il lato più leggero e frivolo. Nel disegno iniziale, il film prevedeva di utilizzare riprese live action e cartoni animati, ma presto Disney decise di rendere il lungometraggio solamente a cartoni. Il film fu accolto in maniera fredda dagli spettatori e negativamente dalla critica, che poco sopportava l’americanizzazione di un classico esclusivamente britannico. Successivamente il film ha incontrato, come sappiamo, i consensi del grande pubblico e continua ad essere uno dei cartoni animati più amati da grandi e piccini.
Nel 2010, Tim Burton ha realizzato una nuova versione in 3D e che mostra un’Alice diciannovenne e che non ricorda nulla delle sue avventure. In questo film la ragazza incontra molti dei personaggi che hanno reso la storia celebre, come il Bianconiglio, la Regina Rossa, la Regina Bianca e il Cappellaio Matto, ma si può notare una certa maturità della protagonista, la quale fugge dalla proposta di matrimonio che le viene fatta per inseguire il coniglio, ma non è solo questo: il compito di Alice, in realtà, è quello di sconfiggere Ciciarampa, che da semplice personaggio di un poema diventa il vero e proprio nemico che minaccia l’intera Wonderland. Al termine della storia Alice diventerà una vera e propria donna emancipata che si occupa del commercio con l’estero per conto dell’azienda del padre del suo pretendente.


Anche la British library festeggia la prima uscita de “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”: addirittura le ha dedicato una mostra che avrà termine il 16 aprile 2016, e comprende anche disegni e manoscritti originali.


giovedì 26 novembre 2015

NEW ADULT CONQUISTA TUTTE: ARRIVANO DA OLTRE OCEANO LE AUTRICI PIù AMATE

Prende il nome di New Adult una delle trovate più riuscite del marketing americano, volto a soddisfare una vasta gamma di lettori ormai diventati quasi adulti, gli InBetweeners, e che sostanzialmente riescono a far sopravvivere ancora oggi i settori editoriali più disimpegnati.
Il filone del New Adult ha origini piuttosto recenti sul panorama letterario internazionale: è nato nel 2009 grazie alla casa editrice newyorkese St. Martin’s Press, la quale, nel medesimo anno, aveva indetto un concorso letterario che valorizzasse i romanzi con protagonisti in età post-adolescenziale,  collocati nel filone Young Adult. Le tematiche affrontate sono quindi più mature, così come i protagonisti dei libri, sospesi tra l’adolescenza e l’età adulta. L’età di riferimento è compresa tra i 18 e i 25 anni, anni nei quali i giovani della società americana terminano il liceo e iniziano il college. I contesti possono essere fantasy, distopici o paranormali, ma quelli che finora hanno riscosso un incredibile successo sono quelli ambientati nei campus universitari: le vicende si incentrano sulla maturità di ragazzi e ragazze che si allontanano per la prima volta dal nido familiare e si confrontano con la vita vera e la totale indipendenza, spesso condividendo l’appartamento con coetanei, innamorandosi del tipo sbagliato, sfidando la morte, aiutando genitori tossicodipendenti o perseguitati dagli strozzini. I “nuovi adulti” si trovano ad affrontare problemi economici, a lavorare part-time per potersi pagare gli studi, alle prese con i social - network e ad incontrare persone conosciute online. Le relazioni sociali diventano mille volte più complicate ed è facile individuare scene di sesso spinto che nei romanzi Young Adult non sono menzionate.

La protagonista di questi libri è quasi sempre ingenua, alle prese con il primo amore, i primi appuntamenti e le prime volte. Il protagonista maschile si propone molto spesso come il classico “bello e impossibile”, non benestante, tatuatissimo e con un’infanzia difficile, pronto a tutto per conquistare la donna della sua vita. Il fulcro di queste strepitose storie è nel momento in cui i due decidono di abbattere le loro barriere emotive e concedersi all’amore, quello vero e che fa battere il cuore all’impazzata. Il finale è quasi sempre felicemente scontato ma questo, alle lettrici perennemente a caccia di emozioni, non importa. Sono loro in prima persona a innamorarsi dei protagonisti, a idealizzare l’amore in maniera poco realista ma è proprio questo ciò di cui abbiamo estremamente bisogno: sognare in una realtà che lascia poco spazio alle cose belle e all’amore pulito e sincero.
Questo genere ha riscosso un grande successo tra le lettrici che cercano una via di mezzo tra il rosa e l’erotico, una sorta di romanzo disimpegnato ma che al suo interno racchiude tutto, sentimenti, emozioni, situazioni, dialoghi in cui sono soprattutto le autrici Americane e Inglesi ad eccellere, seguite dalle scrittrici italiane con imitazioni al momento ben poco riuscite. Una sostanziale differenza con il romanzo rosa è da ritrovare nell’utilizzo dell’impostazione narrativa della prima persona e la frequente alternanza tra il punto di vista maschile e femminile. Molto più spesso le autrici tendono a pubblicare i POV, l’abbreviazione dell’inglese Point Of View,, il punto di vista, ossia interi romanzi narrati dal punto vista del co-protagonista della medesima vicenda. Grazie a tutto questo si crea un’atmosfera vivace e dinamica che invoglia il lettore a leggere sempre di più, e a provare una forte empatia nei confronti della vicenda narrata e dei personaggi. Il N.A. è tuttora in continua ascesa anche grazie alle auto-pubblicazioni, conquista imperterrito lettori di tutto il mondo perlopiù provenienti dallo Y.A. ma ormai decisamente troppo maturi per continuare a fossilizzarsi su quel genere. Le scrittrici più amate sono sicuramente Colleen Hoover, autrice de “Le sintonie dell’amore”, “Forse un giorno”, “L’incastro (im)perfetto”; Abby Glines con la serie “Rush of Love”, Jamie McGuire, reduce da un recentissimo tour promozionale in Italia, con le serie “Beautiful” e “Fratelli Maddox”, per citarne solo alcune.
Chiara Scaglioni, la direttrice editoriale della Harlequin Mondadori, ha deciso di puntare su questo nuovo filone di narrativa femminile: «Il genere New Adult sta funzionando molto bene in Italia al momento, è l’unico settore della narrativa dove si affermano ai vertici delle classifiche anche nomi nuovi e non i soliti grandi autori che ben conosciamo» afferma« La maggior parte dei titoli che pubblichiamo, all’incirca una novità al mese, arrivano dall’estero e hanno protagonisti ventenni alle prese con la prima vera storia d’amore e con i primi grandi dolori dell’età adulta, il tutto narrato con freschezza e vivacità da autori/autrici che spesso hanno la stessa età dei loro protagonisti e che sono molto attivi e conosciuti sul web. Un settore da continuare ad esplorare, dunque, rivolto a un pubblico di lettori tra i 15 e 30 anni». Il settore di riferimento è, quindi, giovanile, dinamico e molto proficuo; la fascia d’età dei lettori è piuttosto ampia e ha portato una scia di freschezza nel settore editoriale ormai saturo.
Adesso è lecito domandarsi: cosa andrà di moda dopo il New Adult? Stando all’Huffington Post non ci sono dubbi: il Mid Adult. Si tratta di una categoria che molto spesso ha uno sfondo giallo, come “Gone Girls”, di Gillian Flynn, o “Il sospetto” di Chris Pavone. L’età dei potenziali lettori si presume si aggiri sui 35 e i 40 anni così come quella dei protagonisti, i quali sono schiacciati dal peso e dalle conseguenze delle scelte fatte nel passato, hanno alle spalle amori finiti e rimpianti, mentre cercano disperatamento di cambiare il corso della loro vita, di trovare nuove opportunità, come accade in “Geoducks are for Lovers” di Daisy Prescott, bestseller in America. Dopodiché non resta che attendere l’Old Adult.

mercoledì 25 novembre 2015

IL SIGNIFICATO DELLE SCARPE ROSSE CONTRO LA VIOLENZA: DOROTHY E IL MAGO DI OZ


Oggi, 25 novembre, indossiamo tutte un paio di scarpe rosse per dire NO al femminicidio!
 

In una giornata come questa, la nostra home page di Facebook sarà piena di immagini che ritraggono scarpe rosse, simbolo della violenza sulle donne.

Ma, vi siete mai chieste il perchè proprio le scarpe rosse siano diventate icona di questa giornata mondiale?

Il significato è molto dolce e profondo: le scarpette rosse rimandano a quelle utilizzate da Dorothy, la bambina protagonista del Meraviglioso mondo di Oz, l'accessorio magico che le ha permesso di tornare a casa.

Scarpe rosse, le stesse che utilizziamo per completare il nostro look con un pizzico in più di sensualità e femminilità, magari accompagnate da un rossetto della stessa tonalità. Lo stesso colore del sangue versato da moltissime donne in tutto il mondo.

Questo splendido accessorio è diventato il simbolo di una delle lotte più sentite, grazie ad un'artista, Elina Chauvet. Il 27 luglio del 2012 la Chauvet le utilizzò per la prima volta in una installazione artistica pubblica davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez.

"Queste scarpette rosse

hanno un potere magico.

Una delle cose più straordinarie

che hanno è che possono trasportarti

in tre soli gesti, e in ogni gesto avverà

in un batter d'occhio.

Tutto quello che devi fare è battere i talloni

uno contro l'altro per tre volte,

e ordinare alle scarpette di portarti dove desideri"

Nel 1899 L. Frank Baum scrisse una delle favole più amate dai bambini americani, e di tutto il mondo: The Wonderful Wizard of Oz.

"There's no place like home"

E' la frase magica che Dorothy pronuncia alla fine del suo viaggio nel fantastico regno di Oz per trasferirsi prodigiosamente in un'altro luogo. Nella storia, infatti, la bambina battendo tre volte i talloni riesce a tornare a casa sua, nel mondo reale.
Così, come la casa è il luogo più sicuro del mondo, indossando noi tutte queste scarpe vogliamo che tutte le donne vittime di violenza giungano altrove, in una casa sicura, lontane dagli schiaffi e dai pugni. Laddove l'amore si sussurra e non si sbatte contro un pavimento

Oggi, 25 novembre, giornata dedicata alla violenza sulle donne



Oggi 25 Novembre ricorre la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. Questa non è una data qualsiasi: ricorre l’anniversario del feroce assassinio avvenuto nel 1960 in Repubblica Dominicana ai danni delle sorelle Mirabal, all’epoca del dittatore Trujillo. Le tre donne erano considerate rivoluzionarie a causa del loro forte impegno nel contrastare il regime del despota, responsabile di aver mantenuto per 30 anni il popolo Dominicano in condizioni di arretratezza e povertà. Le Mirabal quel giorno di 55 anni fa si recarono in carcere a trovare i loro mariti; fermate dagli agenti del Servizio di Informazione Militare furono rapite, torturate, massacrate, strangolate e gettate dall’auto in corsa in un burrone per simulare un casuale incidente. L’importanza di questa giornata è stata stabilita dall'ONU con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999: l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha consigliato ai governi, alle organizzazioni internazionali e alle ONG di organizzare attività volte alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica in questo giorno. In Italia solo a partire dal 2005 alcuni Centri Antiviolenza e Case delle Donne hanno iniziato a celebrare questo giorno. In seguito anche Amnesty e altri enti hanno dato il via alle celebrazioni tramite iniziative politiche ed internazionali.

 

Un po’ di numeri

L’utilizzo delle maniere forti contro il gentil sesso è più frequente di quanto si immagini e i dati sono agghiaccianti: basti sapere che più del 35% delle donne ha subito e/o subisce episodi di violenza seriale e non, fisica o sessuale, se non entrambe. Purtroppo ben 8 donne su 10 decidono di non denunciare; eppure secondo Marten Kjerum, direttore della FRA (Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali), «le violenze fisiche, psicologiche e sessuali contro le donne rappresentano un abuso contro i diritti umani». Il 5 Marzo 2014 la FRA ha presentato a Bruxelles il nuovo rapporto sulla violenza contro le donne: secondo questa indagine, la più grande mai condotta sul tema, sarebbero circa 62 milioni le donne che subiscono violenze fisiche o sessuali a partire dall’età di 15 anni. Il rapporto è stato realizzato su un campione di 42 mila donne appartenenti alla Comunità Europea: sono state intervistate, per la prima volta, con gli stessi metodi e ponendo a tutte le stesse domande. Il 33% delle intervistate ha svelato di essere stata vittima di violenza fisica e/o sessuale a partire dai 15 anni d’età e il 15% di essere stata violentata; il 22% di essere stata picchiata dal partner e il 5% stuprata. Addirittura il 43% ha subito violenza psicologica dal partner o ex, il che comprende ad esempio l’umiliazione pubblica, l’obbligo a restare chiusa in casa, l’obbligo della visione di materiale pornografico e minacce di violenza fisica. Circa il 10% delle donne che hanno subito violenza da un uomo diverso dal proprio partner afferma che nell’episodio più grave era coinvolto più di un carnefice.  Il 33% ha subito violenza fisica o sessuale durante la propria infanzia. Il 18% è stata vittima di stalking e il 5% lo è stata nell’anno precedente all’intervista. I paesi dove troviamo il più alto tasso di violenza contro le donne sono quelli del Nord Europa, in particolare Danimarca e Finlandia. L'Italia è al 18esimo posto.

Nel Belpaese, stando dati Istat relativi allo scorso giugno 2015, quasi 7 milioni di donne hanno subito nel corso della propria vita almeno una violenza fisica o sessuale. In percentuale si tratta del 31,5% delle donne tra l’adolescenza e la terza età, quasi una su tre.  Ad una leggera diminuzione delle violenze fisiche e sessuali negli ultimi 5 anni, corrisponde, purtroppo, un considerevole aumento delle situazioni in cui i figli delle vittime assistono agli abusi.

 

Mettere fine alla violenza: la rivoluzione culturale e prevenzione

Per combattere il fenomeno delle violenze risulta fondamentale il ruolo dei Centri Antiviolenza. Tuttavia i dati sul reale utilizzo dei fondi stanziati a favore di questi enti di protezione non sono molto trasparenti. Si tratta di una mappa impregnata di buchi neri quella presentata negli ultimi tempi da “#DonneCheContano”, piattaforma open data creata da Action Aid in collaborazione con Dataninja, network di giornalismo attivo in Italia e in Europa. Di questo si è parlato in occasione dell’incontro “Sulla violenza voglio vederci chiaro” organizzato con Wister, Women for Intelligent and Smart Territories, e D.i.re "Donne in Rete contro la violenza", tenutosi a Palazzo Chigi il 20 novembre. E’ risultato purtroppo che solo sette siano le amministrazioni locali, tra cui Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, Firenze e Pistoia, che facciano sapere in modo chiaro e trasparente come vengano utilizzati i fondi. Per altre amministrazioni, i dati sono alquanto frammentari, deducibili solo reperendo altri atti amministrativi, parliamo dell’Abruzzo, o per via del numero ridotto di strutture presenti questo in Valle d’Aosta e Basilicata. Per il resto delle Regioni non è stato invece possibile reperire alcun dato.

Per risolvere in maniera definitiva il problema delle violenze sulle donne, si rende necessaria una rivoluzione culturale, in particolar modo a partire dalle scuole e dall’educazione fin da piccoli. «Ma per costruire una nuova cultura» spiega Cotrina Madaghiele, presidente dell'Associazione Genere Femminile «servono modelli, leggi, educazione, protezione. Oggi c'è una maggiore presa di coscienza femminile, ma molta violenza si agita nel sommerso, non segnalata per paura o scarsa consapevolezza. La violenza domestica è molto più diffusa di quanto si pensi. Resta nella sfera privata in gran parte invisibile e sotto denunciata». 

Con la Legge n. 107 di luglio 2015, è stato introdotto l’obbligo dell’educazione alla parità tra i sessi nelle scuole di ogni ordine e grado. E' per questo che, secondo Associazione Genere Femminile, è necessario prima di tutto, di promuovere nei programmi scolastici l'educazione alle relazioni non discriminatorie e il rispetto tra uomo e donna, verso le donne, con le donne e per le donne.

martedì 24 novembre 2015

LE CROCEROSSINE DELL'AMORE. DONNE SPONTANEAMENTE SOTTOMESSE


Che cos’è la sindrome da “crocerossina”, da cosa è causata e come si può guarire?

Ama, conforta, lavora e salva” era e rimane il motto storico delle Crocerossine da ben 107 anni. Volte all’assistenzialismo queste figure erano in particolar modo borghesi e aristocratiche, dotate di una posizione sociale privilegiata. Le infermiere volontarie sono Ausiliarie delle Forze Armate, portano aiuto e conforto sia in ambito civile che in caso di guerra, impegnate in missioni umanitarie in Italia e all’estero. Con il tempo, in particolar modo dopo la “Grande Guerra”,  le infermiere divennero il simbolo della femminilità che si fondeva con l’erotismo.

Nell’epoca attuale la percentuale delle “crocerossine non titolate”, quelle totalmente devote al “io ti salverò”, supera di gran lunga il numero delle vere e proprie figure professionali di cui abbiamo già parlato. In psicologia si tratta di una serie di comportamenti presenti in donne  molto premurose e iperprotettive, costantemente in ansia di gratificare, giustificare e soccorrere l’amato, arrivando a sacrificare se stesse e le proprie necessità. La “soccorritrice” si dona in maniera totale al maschio di turno da salvare, con assoluta devozione e in maniera completamente disinteressata, arrivando ad anticipare ed esaudire tutti i desideri del partner, accantonando aspirazioni e bisogni personali in virtù di un amore che la fa sentire viva e utile. “Vittima” di tante attenzioni è l’uomo enigmatico e tenebroso, con un passato difficile, traumi infantili irrisolti, una vita ancora in stand-by e in attesa di essere definita. Si tratta di uomini affascinanti, con una visione dell’amore affatto chiara, poco inclini ad impegnarsi, alquanto narcisi, pieni di dubbi, paranoie e problematiche da risolvere. La donna che, disgraziatamente, capita sul loro cammino si sente investita di una missione salvifica, instaurando un amore malato, con il piatto della bilancia che pende vertiginosamente verso il lato maschile, anziché verso entrambe le parti. Si crea una sorta di “dipendenza” dalla quale è molto difficile guarire, le cui cause spesso sono da ricollegare, almeno per quanto riguarda la psicologia odierna, ad un’infanzia difficile: assenza della figura maschile o emulazione della propria madre, già “malata”, a suo tempo, della sindrome da crocerossina. Si sviluppa in questo modo lo schema mentale dell’amore a tutti i costi come cura. Tuttavia le carezze, le attenzioni, la devozione sono sempre a senso unico, verso quell’uomo che “la salvatrice” si è prefissata di mettere al sicuro da se stesso. Se pensate di esserne affette riconoscerete i seguenti sintomi: precipitandovi da lui non appena vi comunica di essere in punto di morte con 36,7° di febbre, affermando di avervi già inserite nel suo testamento; quando annullate tutti i vostri impegni per accompagnarlo ai suoi; ascoltandolo a oltranza durante i litigi, anche quando è in torto marcio, dandogli per giunta la ragione; rinunciando alle uscite con le amiche per poter passare tutto il vostro tempo libero con lui, che ormai vi reputerà di sua proprietà. Risulta fondamentale riconoscere la tossicità di certi “amori” basati principalmente sui ruoli di vittima VS carnefice. Si rischia di inaridirsi nella sfida con se stessi di farcela e di salvare l’altro. Dovete sapere che nessuno cambia, a meno che non lo si voglia fortemente. L’amore è una delle poche cose gratuite esistenti: alcune donne, le crocerossine per l’appunto, pensano di doverselo guadagnare con le cure e accudendo il proprio uomo, il quale non ci penserà due volte ad approfittarsene. Tali attenzioni, per le donne in questione, sono garanzia della continuità del rapporto. Ma niente e nessuno potrà mai garantirci il “per sempre”, né proteggerci da eventuali rotture.

In alcuni casi il bel tenebroso rinsavisce, smettendo di stare male e di addossare tutte le responsabilità all’amata, la quale non potrà fare a meno di disperarsi e colpevolizzarsi per l’allontanamento del partner. In realtà c’è da esserne felici in quanto, non riuscendo a liberarsi dalla schiavitù di un uomo così egoista, questa è una possibilità di terapia da un amore malato, una sorta di guarigione passiva. La guarigione attiva si attua, invece, quando un bel giorno la donna si sveglia e decide che è ora di fermarsi, di riflettere, di non lasciarsi travolgere dal bisogno impellente di correre da lui al primo richiamo. La donna capisce che è diventata l’ombra di se stessa pure di compiacere l’altro e che è ora di attuare un bilanciamento emotivo biunivoco, una sorta di compromesso tra l’altruismo e un po’ di sano egoismo. E’, quindi, fondamentale smettere di percepirsi come un satellite del partner, ma iniziare a chiederci come stiamo, se abbiamo bisogno NOI in primis di qualcosa. La vera terapia sta nel lavorare su se stesse, sulla propria autostima, ascoltarci davvero e chiederci se c’è qualcosa che possiamo fare per renderci felici.

lunedì 23 novembre 2015

IL CORAGGIO AL FEMMINILE: CHAIMAA E LE DONNE MUSULMANE CONTRO L'ISIS

 



«Vi scrivo perché possiate comprendere che non ci avrete mai, che non farete mai dell’Islam ciò che non è». E’ esasperata la lettera di proteste di Chaimaa Fatihi, studentessa 22enne, contro il terrorismo islamico. Questa donna non è solo italiana ed europea, è anche, ma soprattutto, musulmana. Origini marocchine, arrivata in Italia all’età di 6 anni, Chaimaa è stata responsabile delle Pubbliche Relazioni dei Giovani Musulmani d’Italia dal 2010 al 2014 ed oggi è membro del Direttivo Nazionale nel ruolo di responsabile delle Pubbliche Relazioni. Collabora con l’associazione nazionale ONSUR-Italia, Campagna mondiale di Sostegno al popolo siriano, e con il progetto “Child Again”. Inoltre nell’Ottobre 2013 è stata in missione umanitaria sul confine turco-siriano e all’interno della Siria stessa. Chaimaa prende spunto dalla sua vicenda personale per confermare che l’Islam è una religione che insegna pace, giustizia, educazione, libertà e gentilezza. L’Islam non è il dolore, la paura, l’odio che i terroristi disseminano ovunque. Non ha timore Chaimaa: ha con sé le armi più potenti, la voce e l’informazione, vive la sua fede in modo pacifico e rispettando quella dei suoi simili anche non musulmani. «Io non ho paura di voi», avverte, «se malauguratamente doveste arrivare qui sarò la prima a scendere in campo, per salvare la mia patria, i miei concittadini e a dirvi che non avrete mai la nostra terra». Esempio da seguire per milioni di donne Chaimaa estende la sua disapprovazione anche agli Stati che finanziano il fondamentalismo islamico, procurando le armi con cui vengono compiute le stragi. Confida nella capacità della sua gente di lottare contro i tentativi di reclutamento dell’Isis e contro la manipolazione psicologica dei terroristi.

«Un ultimo messaggio vorrei che vi rimanesse chiaro», conclude, «non vi daremo mai la soddisfazione di chiamarvi Stato, perché io da musulmana difenderò in prima persona i miei amici e concittadini non musulmani e il mio belpaese, che non cadrà nelle vostre grinfie, mai!».

Non sono solo le donne occidentali a condannare i terroristi, ma anche quelle sul campo. Infatti dal settembre 2014, quando l’Isis sferrò un attacco a Kobane, in Siria, ma soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti di Parigi, le donne islamiche non si nascondono più; gridano il loro disprezzo nei confronti di chi ha distrutto vite innocenti, di chi ha ucciso barbaramente padri, madri, sorelle, figli, fratelli, amici. Le donne escono allo scoperto, vogliono lottare per se stesse e per tutte le altre vittime di un odio per il quale non si trova alcuna spiegazione logica. Sono le donne curde, soprattutto musulmane, schierate in prima linea contro l’Isis, il gruppo di terroristi attivo in Siria e Iraq, ma ormai diffuso in tutto il mondo. Combattono armate fino ai denti per difendere i diritti umani e in particolar modo quelli femminili. Queste donne lottano per tutte le altre che sono state seviziate, violentate, decapitate, uccise. Dopo millenni di oppressione, di violenze, di matrimoni combinati, di omicidi in nome “dell’onore” le donne scelgono di ribellarsi e di arruolarsi. Sono forti, ben addestrate e senza paura di dire di no al loro destino di “spose-bambine”. Una delle brigate femminili più attive è lo YPG, ossia “Yekineyen Parastina Gel”, un’organizzazione creata per garantire l’autonomia del Kurdistan siriano sia di fronte al regime di Assad, sia di fronte ai tagliagole dell’Isis. Le donne impugnano le armi per perseguire la pace e la democrazia. La guerra delle donne musulmane non è solo una lotta armata contro i fondamentalisti per tutelare la vita umana, ma è anche una presa di posizione politica ben precisa, schierata contro la rigida gerarchia sociale islamica e la mentalità patriarcale, oltreché assurdamente maschilista che si ricollegano inevitabilmente alle radici più profonde dell’Islam. Più drastiche sono le donne kamikaze che compongono il 18% del PKK, la corrente clandestina curda. Pur perseguendo l’obiettivo di liberare le donne del Kurdistan dai fondamentalisti islamici, il movimento hai dei metodi piuttosto discutibili: è orientato al martirio, alle stragi, a rispondere alla violenza con la violenza e quindi a creare una spirale di odio infinito.



martedì 17 novembre 2015

Moira Orfei, lo spettacolo della sofferenza.


                           "Circo equestre. Uno svago costituito da una serie di piccole tristezze."

Pilastro dell'entourage circense, Moira Orfei si è sempre contraddistinta come donna d'affari e di spettacolo, un genere di spettacolo il cui connotato è opinabile: il circo equestre.
 

La notizia della sua morte sta suscitando scalpore tra gli animalisti, a causa della sua cattiva condotta: ricordiamo in particolare l’episodio degli animali privati della loro pelliccia per esser mostrati al pubblico come sciarpe e vestiti tanto adorati da Moira. Una vera e propria carneficina mostrata al pubblico come giusta e ludica.

Lo sfruttamento nell’ambito circense è sempre stato visto dalla Orfei come un lavoro artistico. Ogni qual volta si sentiva attaccata dagli animalisti era pronta a difendersi rispondendo che gli animali del circo Orfei erano trattati nel migliore dei modi, ma questo non era certo coerente con il trattamento che veniva riservato agli animali nonchè con ciò che dichiara in una intervista  rilasciata alcuni anni fa:

“la tigre è pericolosa perché, oltre a essere astuta, è vigliacca. La tigre ti attacca a tradimento. Mentre il leone in genere è leale. La iena non la domi mai perché non capisce. Puoi punirla cento volte e lei cento volte ti assale e continua ad assalirti perché non realizza che così facendo prende botte mentre, se sta buona, nessuno le fa niente- Le foche possono essere ammaestrate solo per fame e non si possono picchiare perché lo loro pelle, essendo bagnata, è delicatissima. Ma con un po’ di pesce ottieni quello che vuoi...”

Animali costretti alle sofferenze per un circo che non diverte. Nel 2015 non è ammissibile concepire lo svago nel vedere esseri viventi - nati liberi - catturati e costretti nelle gabbie, all’isolamento, con poco cibo. L'addestramento è duro e prevede violenze di ogni genere. Sono resi schiavi e trattati come oggetti.

Insegnate ai vostri figli l'amore ed il rispetto per gli animali. Basta gabbie e basta maltrattamenti. Adottate un cucciolo e fatelo vivere come voi, donategli affetto e amore e la vostra vita sarà sicuramente migliore.

Con la speranza che tra qualche anno il fenomeno del circo vada via via estinguendosi e Moira Orfei rimarrà l'icona di un tempo in cui gli esseri umani esibivano la loro cattiveria ed altri pagavano un biglietto per riderci sopra.

 

lunedì 16 novembre 2015

C'è un pò di Valeria in ognuna di noi

"C'è un pò di lei in ogni ragazza ambiziosa che lascia la sua terra per inseguire i propri sogni"



Valeria Solesin 28 anni, veneziana, è la vittima italiana della strage di Parigi. La sua vita è stata

spezzata nella carneficina avvenuta nel teatro Bataclan.

Una ragazza come tante e come poche, ambiziosa e studiosa. Da giorni viene divulgata la sua

foto. I suoi occhi sono pieni di gioia, un sorriso dolce, un maglioncino a collo alto ed una collana

di perle: così sarà ricordata.

La madre ha ricordato la sua esperienza con i clochard di Parigi, «per conoscere tutte le

sfaccettatura di una realtà che andava a studiare e frequentare». In passato aveva lavorato

anche come volontaria per Emergency.

"C'è un pò di lei in ogni donna capace di lottare di fronte alle ingiustizie"


Vogliono trasmetterci il terrore, la paura di camminare nelle nostre strade, il timore di entrare in

un locale per prendere un aperitivo, la fobia per gli spazi colmi di gente come i concerti e le

partite di calcio. Vogliono trasmetterci terrore per noi, per i nostri cari.

Ma se Valeria ci fosse stata avrebbe continuato a vivere sognando, con ambizione e

determinazione. Questo glielo dobbiamo a Valeria, affinchè la luce di quegli occhi non si spenga

nel cuore di chi l'ha conosciuta.

sabato 14 novembre 2015

La previsione della Fallaci sull’Islam



                «Cassandra l’ha gridato al popolo, ma nessuno  le credeva.»
                                  La previsione della Fallaci sull’Islam


 Non possiamo far altro che pregare per quanto è accaduto nella notte inerte di Parigi. Dopo  Charlie, hanno colpito al cuore, hanno colpito la gente comune che trascorreva una serata ludica e che si è ritrovata esanime sull'asfalto della città delle luci. Luci che oggi non brillano, sono solo 128 candele. Papa Francesco piange per quello che è stato e per quello che sarà. Obiettivo ora è colpire Roma: "Tutto questo non è umano".

Ma una previsione vi è stata con "La forza della Ragione" di Oriana Fallaci, la giornalista guerriera.
                                            
  "Mi vogliono morta perché dico la verità"

Con questo romanzo, pubblicato da Rizzoli nel 2004 e tradotto in undici Paesi, la Fallaci torna ad affrontare il dibattito sul terrorismo islamico, riprendendo il discorso cominciato nella Rabbia e L'orgoglio. Un libro fortemente polemico, in cui l'abulico appello alle coscienze non ruota più attorno all'urgenza di ritrovare l'orgoglio di reagire, ma alla ragionevolezza necessaria alla sopravvivenza della cultura occidentale per fronteggiare la cruenta minaccia islamica.

Cassandra, colei che vede il futuro ma non viene ascoltata dal popolo, è sostituita da Mastro Cecco, bruciato dagli inquisitori che non volevano credere alle sue scomode verità. La Fallaci, contro l'inquisizione del politically correct del Ventunesimo secolo, si fa allora Mastra Cecca, e come tale si dichiara pronta a bruciare per il bene dell'Occidente, opponendosi fermamente all'oscurantismo islamico dell'integralismo religioso e al ruolo sottoposto, negato e calpestato della donna in quelle società. 

Affermando di sentirsi "atea-cristiana" e affrontando senza peli sulla lingua i motivi dell'impossibilità di una convivenza serena tra due culture tanto lontane, Oriana snocciola tutti i punti critici originai dal contatto tra due mondi che non potranno mai trovare un compromesso pacifico; tutto ciò temendo l'insorgere di situazioni apocalittiche in cui l'Occidente vivrà annichilito dalla paura e l'Islam non fermerà la sua avanzata finché l'avrà privato di tutto quello che ha costruito nei secoli, e della democrazia in particolare.  

La terza guerra mondiale? Ci siamo dentro dall'11 settembre 2001. Una guerra di terrorismo psicologico contro un Occidente talmente debole che zittisce di fronte all'immagine di un crocifisso immerso in un'ampolla di urina, di fronte agli attentati, di fronte al dolore. 

  Ed allora che silenzio sia, fino a che non sarà l'unica scelta che avremo.

venerdì 13 novembre 2015

Niente di più


 
Sei nell’alba di campagna e nella brezza marina.
Sei nel sorriso di un bambino e negli occhi di mia madre.
Sei nei baci che m’hai negato ed in tutto ciò che non c’è stato.
Sei tra le lenzuola che ho comprato e nelle lacrime che ho versato.
Sei nel profumo del caffè la mattina ed in un calice di vino la sera.
Sei la libertà dentro la mia prigione.
Sei nella dolcezza della mia più amara perseveranza.
Sei nelle camicie di ogni uomo ed in nessuno di loro.
Sei nel mio silenzio delle mie canzoni.
Sei l’inquietudine.
La mancanza.
Il diniego.
La delusione.
L’effimera illusione.
Sei nelle mie stelle e sotto il mio cielo.
Sei tutto ciò che non volevo che fossi.
Sei tutto ciò che sai essere.
E niente di più.

giovedì 12 novembre 2015

Speciale: Grace Kelly

"Mi piacerebbe essere ricordata come una persona che ha compiuto atti utili, una persona gentile e amorevole. Vorrei lasciare la memoria di un essere umano con un atteggiamento corretto e che ha fatto del suo meglio per aiutare gli altri."
 Grace Kelly
 
Una donna di inestimabile fascino, dallo sguardo penetrante, esempio di ricchezza interiore e di personalità; oggi nasceva Grece kelly, Attrice e Principessa di Monaco.Musa di Hitchcock e di Andy Warhol, icona di moda (la famosissima Kelly Bag di Hermes che sfoggio sulle riviste dell'epoca) e di stile, l'esempio perfetto di donna "self-made" tradotto dall'inglese:"che si è fatta da sola".
 
Una figura di "altri tempi", dai valori ormai perduti. 
Al giorno d'oggi il nostro stile di vita frenetico non lascia spazio ai sogni, dobbiamo correre,fingere e sorridere per ottenere ciò che vogliamo, ma perdiamo al tempo stesso la qualità della vita, poiché non abbiamo il tempo per lasciarci cullare dai nostri desideri più profondi.    
Acceleriamo il piacere come un pulsante sul lettore cd, quando tentiamo di arrivare prima al momento fatidico della canzone ma senza averne ascoltato l'inizio e quindi non siamo riusciti a caricarci dell'attesa e del sentimento.
Emozioni statiche che desiderano tutto e subito...la celebrità la vorrei ora grazie.
 
In questo modo togliamo tutto ciò che ci gratifica, tutta la fatica... e arriviamo sulla cima della montagna senza aver sudato e ci sentiamo vuoti perché tutto è stato troppo veloce, non riusciamo a renderci conto se ciò è ancora gratificante quindi andiamo oltre e ci prepariamo ad una nuova scalata.
Riacquistare il nostro tempo è fondamentale.
 
Forse è una di quelle cose su cui dovremmo lavorare di più, perché possiamo dimagrire, ingrassare, acquistare o vendere tutto ciò che vogliamo ma il tempo che abbiamo speso non ci viene restituito con lo scontrino come quando sbagliamo il numero di scarpe.
 
L'attenzione  in ogni particolare, il fermarsi ad ammirare un viso che sorride oppure di un bambino che chiede buffamente una caramella alla mamma; una foglia che cade, l'attimo prima di un bacio, un secondo prima di innamorarsi.
 
Questo è tutto ciò che possiamo desiderare, per le cose irrilevanti non abbiamo il tempo, siamo impegnati a goderci la nostra vita.