Oggi
25 Novembre ricorre la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. Questa
non è una data qualsiasi: ricorre l’anniversario del feroce assassinio avvenuto
nel 1960 in Repubblica Dominicana ai danni delle sorelle Mirabal, all’epoca del
dittatore Trujillo. Le tre donne erano considerate rivoluzionarie a causa del
loro forte impegno nel contrastare il regime del despota, responsabile di aver mantenuto
per 30 anni il popolo Dominicano in condizioni di arretratezza e povertà. Le Mirabal
quel giorno di 55 anni fa si recarono in carcere a trovare i loro mariti;
fermate dagli agenti del Servizio di Informazione Militare furono rapite,
torturate, massacrate, strangolate e gettate dall’auto in corsa in un burrone
per simulare un casuale incidente. L’importanza di questa giornata è stata
stabilita dall'ONU con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999: l'Assemblea
generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della
ricorrenza e ha consigliato ai governi, alle organizzazioni internazionali e alle
ONG di organizzare attività volte alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica
in questo giorno. In Italia solo a partire dal 2005 alcuni Centri Antiviolenza
e Case delle Donne hanno iniziato a celebrare questo giorno. In seguito anche
Amnesty e altri enti hanno dato il via alle celebrazioni tramite iniziative
politiche ed internazionali.
Un
po’ di numeri
L’utilizzo
delle maniere forti contro il gentil sesso è più frequente di quanto si
immagini e i dati sono agghiaccianti: basti sapere che più del 35% delle donne
ha subito e/o subisce episodi di violenza seriale e non, fisica o sessuale, se
non entrambe. Purtroppo ben 8 donne su 10 decidono di non denunciare; eppure
secondo Marten Kjerum, direttore della FRA (Agenzia Europea dei Diritti
Fondamentali), «le violenze fisiche, psicologiche e sessuali contro le donne
rappresentano un abuso contro i diritti umani». Il 5 Marzo 2014 la FRA ha
presentato a Bruxelles il nuovo rapporto sulla violenza contro le donne:
secondo questa indagine, la più grande mai condotta sul tema, sarebbero circa
62 milioni le donne che subiscono violenze fisiche o sessuali a partire dall’età
di 15 anni. Il rapporto è stato realizzato su un campione di 42 mila donne
appartenenti alla Comunità Europea: sono state intervistate, per la prima
volta, con gli stessi metodi e ponendo a tutte le stesse domande. Il 33% delle
intervistate ha svelato di essere stata vittima di violenza fisica e/o sessuale
a partire dai 15 anni d’età e il 15% di essere stata violentata; il 22% di
essere stata picchiata dal partner e il 5% stuprata. Addirittura il 43% ha
subito violenza psicologica dal partner o ex, il che comprende ad esempio
l’umiliazione pubblica, l’obbligo a restare chiusa in casa, l’obbligo della
visione di materiale pornografico e minacce di violenza fisica. Circa il 10%
delle donne che hanno subito violenza da un uomo diverso dal proprio partner afferma
che nell’episodio più grave era coinvolto più di un carnefice. Il 33% ha subito violenza fisica o sessuale
durante la propria infanzia. Il 18% è stata vittima di stalking e il 5% lo è
stata nell’anno precedente all’intervista. I paesi dove troviamo il più alto
tasso di violenza contro le donne sono quelli del Nord Europa, in particolare
Danimarca e Finlandia. L'Italia è al 18esimo posto.
Nel
Belpaese, stando dati Istat relativi allo scorso giugno 2015, quasi 7 milioni
di donne hanno subito nel corso della propria vita almeno una violenza fisica o
sessuale. In percentuale si tratta del 31,5% delle donne tra l’adolescenza e la
terza età, quasi una su tre. Ad una
leggera diminuzione delle violenze fisiche e sessuali negli ultimi 5 anni,
corrisponde, purtroppo, un considerevole aumento delle situazioni in cui i
figli delle vittime assistono agli abusi.
Mettere
fine alla violenza: la rivoluzione culturale e prevenzione
Per
combattere il fenomeno delle violenze risulta fondamentale il ruolo dei Centri
Antiviolenza. Tuttavia i dati sul reale utilizzo dei fondi stanziati a favore
di questi enti di protezione non sono molto trasparenti. Si tratta di una mappa
impregnata di buchi neri quella presentata negli ultimi tempi da “#DonneCheContano”,
piattaforma open data creata da Action Aid in collaborazione con Dataninja,
network di giornalismo attivo in Italia e in Europa. Di questo si è parlato in
occasione dell’incontro “Sulla violenza voglio vederci chiaro” organizzato con
Wister, Women for Intelligent and Smart Territories, e D.i.re "Donne in
Rete contro la violenza", tenutosi a Palazzo Chigi il 20 novembre. E’ risultato
purtroppo che solo sette siano le amministrazioni locali, tra cui Veneto,
Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, Firenze e Pistoia, che facciano sapere in
modo chiaro e trasparente come vengano utilizzati i fondi. Per altre
amministrazioni, i dati sono alquanto frammentari, deducibili solo reperendo
altri atti amministrativi, parliamo dell’Abruzzo, o per via del numero ridotto
di strutture presenti questo in Valle d’Aosta e Basilicata. Per il resto delle
Regioni non è stato invece possibile reperire alcun dato.
Per
risolvere in maniera definitiva il problema delle violenze sulle donne, si
rende necessaria una rivoluzione culturale, in particolar modo a partire dalle
scuole e dall’educazione fin da piccoli. «Ma per costruire una nuova cultura» spiega
Cotrina Madaghiele, presidente dell'Associazione Genere Femminile «servono
modelli, leggi, educazione, protezione. Oggi c'è una maggiore presa di
coscienza femminile, ma molta violenza si agita nel sommerso, non segnalata per
paura o scarsa consapevolezza. La violenza domestica è molto più diffusa di
quanto si pensi. Resta nella sfera privata in gran parte invisibile e sotto denunciata».
Con
la Legge n. 107 di luglio 2015, è stato introdotto l’obbligo dell’educazione
alla parità tra i sessi nelle scuole di ogni ordine e grado. E' per questo che,
secondo Associazione Genere Femminile, è necessario prima di tutto, di
promuovere nei programmi scolastici l'educazione alle relazioni non
discriminatorie e il rispetto tra uomo e donna, verso le donne, con le donne e
per le donne.


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